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Che cos'è la conciliazione?

La conciliazione è una procedura in cui un terzo neutrale (il conciliatore), diverso dal giudice, facilita la comunicazione e la negoziazione fra le parti coinvolte in una controversia al fine di promuoverne la risoluzione consensuale tramite un accordo satisfattorio per entrambe. Il conciliatore è un esperto ma non è un giudice, ossia non è chiamato a dare ragione o torto ad una parte o all’altra.

Con la sigla ADR (Alternative Dispute Resolution) si identificano tutti i metodi alternativi di composizione delle controversie, senza impedire o limitare l’accesso alla giurisdizione.

Nel nostro ordinamento giuridico emergono per diffusione la mediazione, la conciliazione, l’arbitrato, l’ombudsman (bancario) e a partire dagli anni ‘90 i procedimenti di conciliazione nei settori dell’energia elettrica e del gas (legge n. 481/95), della subforniture (legge n. 192/98), dei diritti dei consumatori (legge n. 281/98), del turismo (legge n. 135/2001), delle liti societarie (d. lgs. n. 5/2003), del commercio elettronico (d. lgs. n. 70/2003) e della telefonia.

Già esistono varie ipotesi di conciliazione. Alcune di queste sono volontarie altre sono previste obbligatoriamente:

1) Conciliazione volontaria: comparizione parti (art. 185 c.p.c.); conciliazione innanzi al Giudice di Pace (art. 320 c.p.c.) e in sede non contenziosa (art. 322 c.p.c.); conciliazione delegata ad un consulente tecnico (art.198 c.p.c.); tentativo di conciliazione nell’Accertamento Tecnico Preventivo (art. 696 bis c.p.c.); conciliazione presso le Camere di Commercio su controversie relative ai contratti turistici, ai diritti dei consumatori, ai di contratti di affiliazione commerciale, ai servizi di tintorie e lavanderie; conciliazione in materia di lavori pubblici e appalti; conciliazione presso la CONSOB in materia di contratti sottoscritti tra risparmiatori e investitori;

2) Conciliazione obbligatoria: conciliazione nelle controversie di lavoro (art. 410 e seg. c.p.c.); conciliazione nelle controversie di lavoro pubblico (D. leg. 80/1998 e d. leg. 165/2001); conciliazione in materia di lavoro e della previdenza sociale (D. leg 124/2004); conciliazione in materia di contratti agrari (legge n. 203/1982); conciliazione nella separazione e divorzio, nei patti di famiglia; conciliazione nelle lite della subfornitura delle attività produttive; conciliazione nelle liti sulla concorrenza e la regolamentazione dei servizi di pubblica utilità; conciliazione dinanzi al Corecom in materia di telecomunicazioni.

Oggi, il decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo 2010, attuativo della legge delega n. 69/2009) emanato dal Governo al fine di realizzare il necessario coordinamento con le altre normative vigenti, nel rispetto della normativa comunitaria (direttiva n. 52/2008) prevede e disciplina la mediazione come uno degli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie finalizzato al raggiungimento di una soluzione amichevole e negoziata (accordo) alla lite insorta tra le parti.

Il procedimento della conciliazione è, pertanto, volto sia al ripristino dei rapporti interpersonali e/o lavorativi delle parti in conflitto sia a deflazionare il contenzioso giudiziario conferendo all’accordo raggiunto efficacia esecutiva.

 

 
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